Le Mag de l'investissement immobilier

Breve guida all’IVIE in Italia

Pubblicata 08/08/2017

Fra gli elementi da tenere in considerazione quando si decide di acquistare un’abitazione all'estero ci sono naturalmente quelli legati alle tasse, da versare sia nel proprio Pese di residenza sia in quello in cui si trova l’immobile. Gli investitori italiani che acquistano un bene immobiliare all'estero, ad esempio, hanno l'obbligo di versare L'IVIE. Scopriamo insieme di che cosa si tratta.

Che cos’è l’IVIE e chi la paga

Il decreto SalvaItalia del 2011 ha previsto, fra le sue norme, l’introduzione del pagamento di un'imposta sugli investimenti immobiliari all'estero. In seguito è stata la Legge di stabilità del 2013 a stabilire che tale norma avesse valore retroattivo, e che dunque andasse applicata sugli immobili acquistati all’estero a partire dal primo gennaio dell'anno 2012.

L’IVIE, definita come l’imposta sul valore degli immobili situati all'estero, si applica ad alcune categorie specifiche: innanzitutto ai proprietari di fabbricati, di terreni e di aree fabbricabili destinate a qualsiasi uso (come ad esempio l’attività di impresa o il lavoro autonomo, ma non solo); poi anche ai titolari dei diritti reali fra cui usufrutto, uso o abitazione, enfiteusi e superficie; ai concessionari di aree demaniali; e infine ai titolari di immobili concessi con contratti di leasing, dalla data di stipula del contratto a quella di termine dello stesso.

A quanto ammonta l’IVIE

Per stabilire a quanto ammonta questa imposta occorre applicare alla base imponibile l'aliquota dello 0,70% con una franchigia di 200 euro. In alcuni casi specifici, poi, è prevista la possibilità di applicare un'aliquota ridotta dello 0,4%. Si può quindi stabilire come questa imposta sia proporzionale alla quota di possesso dell’immobile e ai mesi in cui si è esercitato tale possesso.

Eccezioni ed esenzioni dal pagamento

L'imposta non è dovuta nel caso in cui non si superi l'importo dei 200 euro. Tale esenzione si calcola facendo riferimento al valore complessivo dell'immobile, senza tener conto di alcun tipo di detrazione o fattori temporali relativi al possesso dell'immobile.

Per evitare una sovrapposizione, quindi un doppio pagamento, è possibile dedurre una somma corrispondente all’imposta patrimoniale pagata nello stato in cui l'immobile si trova nell’anno di riferimento.

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