Il piano della Gran Bretagna per prevenire lo scoppio di una bolla immobiliare

Pubblicata 10 Marzo 2017

L'andamento del settore immobiliare in Gran Bretagna è influenzato enormemente della situazione di uno dei poli più rilevanti dell'economia mondiale: naturalmente parliamo di Londra che, nel bene e nel male, è l'artefice del destino de Paese. Per risolvere il problema dell'eccessiva polarizzazione attorno alla capitale, il governo ha deciso di mettere in atto delle strategie che puntano a influenzare svariati settori dell'economia, scongiurando al contempo i rischi connessi all’esplosione di una bolla immobiliare.                

Una panoramica del mercato nel 2016

Per avere un'idea dei cambiamenti attraversati dal mercato immobiliare britannico e delle prospettive per il 2017, occorre tenere in seria considerazione l'anno precedente, emblematico a causa di alcuni avvenimenti.

L'evento che, per tante ragioni, ha avuto un peso non trascurabile sull'andamento del settore, è naturalmente la Brexit. Fin dall'inizio dell'anno, infatti, l'attesa per il referendum sull’uscita dall’Unione Europea ha alimentato l’insicurezza del mercato e gli strascichi del suo esito inatteso promettono di causare scompiglio anche nell'anno in corso.

Se si osserva il tasso di crescita dei prezzi degli immobili nel Regno Unito si nota un aumento che, a tratti, ha quasi raggiunto il 10%. La crescita è dipesa principalmente dalla scarsità di case in vendita; per mesi si è registrato un forte calo nel numero di proprietà sul mercato e al contempo un aumento di investitori interessati all’acquisto, soprattutto dopo il referendum.

La fascia più alta del mercato, relativa agli immobili di lusso, ha evidenziato forti interessi da parte di acquirenti stranieri, dovuti principalmente all'indebolimento della sterlina, mentre alcune cifre parlano di vendite in diminuzione. Per il 2017 è previsto che la vendita di abitazioni di lusso nei dintorni di Londra possa attraversare una fase di stasi, e ciò potrebbe portare all’azione sia gli investitori stranieri sia quelli britannici più restii.

Per quanto riguarda il buy-to-let, la situazione è stata pesantemente influenzata dall'introduzione della cosiddetta "stamp duty", una particolare forma di imposta di bollo. Nei mesi immediatamente precedenti alla sua applicazione (in aprile), il settore ha mostrato una forte crescita, cedendo poi a una consistente riduzione. La questione è resa più complicata dai minori incentivi fiscali previsti sugli interessi sui mutui nel 2017.

Le soluzioni del governo

Come anticipato, la scarsa offerta immobiliare in determinate zone del Paese costituisce un problema ormai da diverso tempo. A tutto ciò si abbina una domanda in costante espansione, che pone le autorità dinanzi al difficile problema di darvi una risposta.

Il governo conservatore, dichiaratamente impegnato nelle politiche abitative, ha reso noto lo stanziamento di più di 8 milioni di euro per la costruzione di nuovi villaggi in aree rurali del Paese. Si parla di zone come Oxfordshire, Kent, Northamptonshire, quindi ben oltre i sobborghi di Londra. L'idea è evitare lo scoppio di una bolla immobiliare nei grandi centri urbani e dislocare in maniera più uniforme la ricchezza e la produttività.

Il piano promette grandi cose anche dal punto di vista dell’occupazione. Questi nuovi villaggi, infatti, dovranno essere costruiti, amministrati e alimentati. Oltre agli immobili, le regioni interessate dal progetto vedranno sorgere comunità fatte di individui, strutture e servizi. Un occhio di riguardo, poi, verrà dato alle potenzialità “green” del progetto: gli spazi verdi, infatti, saranno un punto fermo di ognuno di questi nuovi villaggi.

Questa prima fase del piano dovrebbe portare alla realizzazione di circa 200mila unità abitative, e rappresenta il tentativo iniziale del governo britannico di far fronte alla situazione prima che possa scatenare ulteriori squilibri. Resta da valutare la risposta del mercato e il più generale impatto sull’economia di un Paese che lotta con i tanti fantasmi del post-Brexit.

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